Sotto diversi aspetti è sembrata una manifestazione di altri tempi. Innanzi tutto per l’orario in cui si è conclusa, ovvero le 1:30 di sabato 7, o tecnicamente la mattina di domenica 8 gennaio. Dettagli di poco conto. In ogni caso notte piena e fredda, anzi quasi gelida, all’esterno, ma ancora calda e confortevole nell’impianto di Budrione di Carpi, lo storico bocciodromo della Rinascita. A quell’ora ha chiuso infatti ufficialmente i battenti agonistici la 39° edizione del Pallino d’oro. La classicissima “maratonina” internazionale, ieri parata dei campioni oggi anteprima, ha di nuovo piacevolmente stremato atleti, pubblico, autorità, sponsor e istituzioni federali varie, ma in un tempo decisamente maggiore. A parte un ritardo iniziale nella cerimonia di apertura, tutto sommato sempre divertente, condotta dall’ormai noto Antoine e da Maurizio Andreoli, la competizione vera e propria non ha conosciuto soste né interruzioni se non quelle tecniche e strettamente necessarie. Semplicemente, è stata combattuta e impegnativa dall’inizio alla fine.



A fare il tris (2007, 2009 e l’ultima), in un contesto ricolmo ai massimi livelli di partecipazione e personalità, perlomeno sino alla mezzanotte, una vecchia conoscenza dell’élite della raffa sempre attuale, Mirko Savoretti (foto). Il recanatese, in forze proprio al Gruppo Sportivo Rinascita e dunque uno dei tre beniamini di casa in gara, ha retto fisicamente e mentalmente alla grande. Di fatto si può dire che la sua corretta preparazione sotto tutti gli aspetti gli ha consentito di superare avversari che fino a un certo punto dell’incontro parevano avere, contro di lui, saldamente in mano l’esito della partita ma che poi, alla lunga, si sono dovuti arrendere alla maggiore “freschezza” e resistenza del marchigiano. Sia chiaro: Mirko ha giocato davvero bene, ma non al massimo delle sue enormi potenzialità. La sua solidità nel tempo, la sua costante, meticolosa attenzione e applicazione anche a costo di apparire eccessivo, ha fatto probabilmente tutta la differenza del mondo. Savoretti ha in poche parole dato l’impressione di essere l’unico fra tutti gli irriducibili presenti, a prescindere da alcune smorfie e simpatici borbottii a favore o meno di pubblico o telecamera, in grado di poter andare avanti ancora un altro po’, se fosse stato necessario, sino a raggiungere l’obiettivo finale di aggiudicarsi per la terza volta il prestigioso alloro internazionale. Non ha dominato gli avversari, li ha fiaccati con un lavoro ai fianchi costante, difendendosi ordinatamente quando erano loro ad attaccare. Il che non significa senza sforzo, ma avendo piena consapevolezza delle sue forze ai confini dell’autolimitazione.



Secondo giunge un grande Francesco Santoriello della Enrico Millo di Salerno, ancora una volta completamente a suo agio nella manifestazione che anche nell’edizione precedente lo ha visto tra i primi quattro. E come detto, anche lui per lunghi tratti ha comandato la gara contro il suo avversario di finale che però, alla prima flessione più “nervosa” che fisica, ha avuto il merito di approfittarne alla grande, facendo suo il torneo. Mentre il campano per esempio in semifinale si era liberato bene, con una bella prestazione e un punteggio netto, di un Formicone sempre “naturalmente” pericoloso, Savoretti aveva rischiato non poco contro l’ex - golden boy di casa, oggi alla Caccialanza di Milano, Luca Viscusi. Del resto però anche Santoriello aveva rischiato nel suo quarto di finale, battendo 12-11 il perugino Luca Brutti quando quest’ultimo sembrava destinato a completare una rimonta epica con la vittoria della partita. Savoretti ha invece dovuto combattere dal primo all’ultimo dei cinque turni del compresso tour de force boccistico, vincendone largamente soltanto uno, 12-6, contro il giovanissimo talento cremasco Mattia Visconti.

Ecco un’altra nota positiva e oggettivamente importante della giornata: i due elementi più giovani ai nastri di partenza hanno figurato alla grande. Per presenza in campo, o meglio assenza di timore reverenziale degli avversari e dell’atmosfera che si respira nella “Scala delle bocce”, e talento palesato non fine a sé stesso e un po’ narcisistico, come possibile a quell’età, ma già asservito alla prestazione. Visconti campione continentale under 23 dunque, ma anche e soprattutto Niko Bassi, del Montecatini Avis di Pistoia. Il mancino toscano, prima di essere eliminato non senza fatica da un altro “sinistro” già affermato ancorché a sua volta giovane, Viscusi, 12-11 al terzo turno, si è preso la grande soddisfazione di liquidare in sequenza Giuliano Di Nicola, Boville Roma, e a seguire il capitano della squadra di casa, sul suo campo preferito, Diego Paleari. Scusate se è poco. Più che prospettive per il nostro movimento dunque, giocatori in maturazione, specie in ottica azzurra (il Dante nazionale può gongolare).



Capitolo “stranieri”: Davide Bianchi a parte, l’unico ad aggiudicarsi il trofeo nel ’98, sempre temibile e tosto oltre che campione mondiale in carica, un po’ sottotono la prova del brasiliano Costenaro, del canadese Pezzin (in grado di poter giocare decisamente meglio), dell’austriaco Klaus e anche del giovane e sinora sempre in crescita sanmarinese Frisoni. Per quest’ultimo una “fisiologica” battuta d’arresto che non può far tuttavia dimenticare quanto di buono dimostrato a livello internazionale fino a ieri. Assolutamente. Ancora: puntuale la direzione di gara dell’internazionale Sandro Serafini e del suo assistente Riccardo Antolini, accogliente e organizzato come sempre lo staff messo in piedi dalla sezione bocce della Rinascita, presieduto da Riccardo Armanini, in questa occasione non in versione allenatore. Una curiosità: a seguire la competizione sino alla fine tra gli altri, osservatore appassionato e interessato, anche il presidente federale Romolo Rizzoli, che poi ha partecipato anche alle rapidissime premiazioni conclusive. Normale e giusto, che siano state realmente sbrigative, in fondo a distanza di poche ore lo spettacolo sarebbe dovuto ricominciare. Incredibile? No, bocce.(F.F.)

 

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