“Identikit”: la rubrica che racconta i dirigenti della FIB. Ecco l'intervista di Claudio Vittino:
NOME: CLAUDIO
COGNOME: VITTINO
LUOGO E DATA DI NASCITA: 16/12/61, TORINO
PROFESSIONE: CONSULENTE FINANZIARIO
DELEGA: CONSIGLIERE FEDERALE
Il suo percorso nella FIB è fatto di molteplici tasselli. Come si costruisce una carriera così articolata?
«Il mio percorso nella FIB inizia nel 1995 come addetto stampa, in quegli anni sono stato addirittura il primo a scrivere di volo su Tuttosport, con una pagina dedicata. Parallelamente mi sono dedicato alla carriera d’atleta, giocando in Serie B per ben 18 anni, poi son diventato Presidente della Società Pozzo Strada (TO), Presidente del Comitato Regionale Piemonte e, infine, Consigliere Federale. È stato un cammino lungo, fatto di esperienze diverse, che mi ha permesso di conoscere il nostro movimento da molti punti di vista».
Lei ha vissuto il giornalismo sportivo in un’epoca molto diversa da quella attuale. Che ricordo conserva di quegli anni?
«Fare giornalismo sportivo era il mio sogno nel cassetto, nonostante la mia formazione fosse da consulente finanziario. Era un mondo basato quasi esclusivamente sul rapporto umano: niente internet, si lavorava con il telefono di casa o di persona. Le interviste erano fatte di pause, silenzi, sospiri, sguardi. Era una scrittura forse più da scrittore che da giornalista, vissuta con grande passione».
Ha seguito anche eventi internazionali di grande rilievo. Quanto sono state formative quelle esperienze?
«Come addetto stampa ho seguito i World Games in Finlandia nel 1997 e, nello stesso periodo, i Giochi del Mediterraneo. Se ripenso a quel periodo, ho dei ricordi magici: mi hanno dato una panoramica completa dello sport, oltre ad insegnami molto sulla gestione, sull’organizzazione e sulle relazioni umane».
Il filo conduttore della sua vita sembra essere la gestione delle persone. È così?
«Assolutamente sì. Ho sempre cercato di incastrare i due mondi, quello della consulenza finanziaria e quello delle bocce. Fare il consulente significa instaurare rapporti umani significativi, parlare di vita e di bisogni: è un lavoro molto psicologico, fatto di pianificazione e ascolto. Nelle bocce mi ritrovo a fare la stessa cosa: gestire le persone, parlare con tutti, tenere i toni bassi e cercare decisioni il più possibile condivise. Questo è il vero filo conduttore».
La scrittura resta una sua grande passione, tanto da diventare un libro. Cosa rappresenta per lei?
«La scrittura è parte integrante della mia persona. Per i miei 60 anni ho pubblicato un libro di poesie che racconta la vita e le esperienze che ho vissuto. Hanno partecipato persone per me importanti come Mauro Berruto, Giulio Biino, Marco Giunio De Sanctis, Beppe Gandolfo e Gianni De Biasi. Il ricavato è stato devoluto in beneficenza e anche mia figlia ha partecipato, disegnando la copertina. È stato un progetto molto personale».
Famiglia, passioni, tifo: quanto contano nella sua vita?
«Sono un grande tifoso del Torino, ho un rapporto viscerale con il calcio: da giovane ero abbonato e seguivo la squadra anche in trasferta. La gioia più grande resta lo scudetto del 1976, e io c’ero. Ma l’amore che nutro nei confronti di mia figlia non ha rivali: mi definisco un padre particolare, più amico che papà, sempre pronto a intervenire quando percepisco un ostacolo. Anche il rapporto con i miei genitori mi ha insegnato molto, crescendo ho compreso l’importanza del saper lasciar correre, perché non sempre è necessario discutere. Certo, mio papà in questo non aiuta: ha 91 anni ma ancora sale sulla scala per staccare le tende di casa (ride, ndr)».