“Identikit”: la rubrica che racconta i dirigenti della FIB. Ecco l'intervista di Moreno Rosati:
NOME: MORENO
COGNOME: ROSATI
DATA E LUOGO DI NASCITA: WINTERTHUR (SVIZZERA) 28/11/1958
PROFESSIONE: PENSIONATO
DELEGA: CONSIGLIERE FEDERALE
“Dalle corsie alla dirigenza: una vita per le bocce tra campo, organizzazione e famiglia”. Il suo legame con le bocce nasce dall’infanzia ed è una storia di famiglia.
«Mi sono avvicinato alle bocce all’età di 11 anni, perché mio papà e mio fratello maggiore avevano già questa passione. Da lì è iniziata una luna fase che, pian piano, mi ha portato all’attività agonistica: per molti anni sono stato un giocatore di Serie A, vincendo diverse gare nazionali».
A un certo punto ha fatto una scelta netta: lasciare il campo di gioco. Perché?
«Nei primi anni Duemila ho deciso di smettere per dedicarmi al campo dirigenziale. È stata una scelta sofferta, perché ho lasciato quando i risultati erano ancora molto buoni. Ho rinunciato alla competizione diretta, ma sentivo che potevo dare un contributo diverso allo sport».
Cosa le manca di più della vita da atleta?
«Mi manca la “trance agonistica”: quel confronto diretto sulle corsie di gioco, la competizione con l’avversario. Oggi la compenso giocando qualche partita con gli amici, anche senza partecipare alle gare. È un modo per restare in allenamento e continuare a fare attività fisica».
L’adrenalina, però, l’ha ritrovata anche nel ruolo dirigenziale.
«Assolutamente sì. Come dirigente ho vissuto momenti molto intensi e formativi. Ho organizzato diversi Campionati del Mondo, tra cui quello di Bevagna nel 2009 per la raffa e il volo. È stata un’esperienza complessa dal punto di vista organizzativo: gestire due specialità nella stessa location non è cosa da tutti i giorni. È l’esperienza che più di tutte mi ha lasciato il segno».
C’è un episodio di quel periodo che conserva con cura?
«Alla chiusura dell’evento, le delegazioni di Brasile e Argentina mi chiamarono in uno spazio all’aperto e mi fecero entrare in una sorta di girotondo, ringraziandomi per l’organizzazione. Il responsabile del Brasile, Barrichello Senior, mi regalò la divisa della Nazionale brasiliana. È stato un gesto che mi ha profondamente colpito, perché rappresentava il loro gradimento e il modo in cui si erano sentiti accolti».
La sua vita privata oggi è scandita anche da un nuovo ruolo.
«Sono felicemente sposato e padre di tre figlie. Da un anno e mezzo sono anche nonno: Giulia mi ha regalato il primo nipotino, che oggi mi impone ritmi piuttosto intensi. Spesso faccio il “nonno-sitter”: quando non va al nido, me lo tengo io. Giochiamo molto insieme e per lui sono “Ninni”, ha trasformato così la parola nonno».
Che ruolo hanno i nonni nella società odierna, secondo lei?
«Oggi i nonni sono fondamentali: viziano i nipoti, ma soprattutto supportano i genitori, spesso travolti dalla frenesia della vita. A volte si dedica persino più attenzione ai nipoti che ai figli. I nonni sono una ricchezza inestimabile».
Le bocce, prima o poi, entreranno anche nella vita di suo nipote?
«Sicuramente sì, quando l’età lo permetterà lo porterò sui campi. Nel frattempo, mi sono portato avanti: gli ho già regalato un kit di bocce per bambini (ride, ndr)».
C’è un filo invisibile che, tutt’ora, la lega alla sua società d’origine.
«Non ho mai cambiato società e sono molto affezionato alla polisportiva Boccaporco, un nome molto goliardico tra l’altro. Io lavoro soprattutto dietro le quinte, nell’organizzazione, ma tengo in modo particolare all’attività con i ragazzi disabili: è un’esperienza gratificante, perché ti danno tantissimo ed è bellissimo condividere con loro un pezzo di vita».