“Identikit”: la rubrica che racconta i dirigenti della FIB. Ecco l'intervista di Antonella Germanò:
NOME: ANTONELLA
COGNOME: GERMANÒ
LUOGO E DATA DI NASCITA: 27/01/75, CATANZARO
PROFESSIONE: AVVOCATA CIVILISTA
DELEGA: CONSIGLIERE FEDERALE
Partiamo dall’inizio: come ti descriveresti, prima ancora dei ruoli e dei titoli, nella tua vita privata?
«Mi descriverei come una persona determinata, decisa, caparbia. Non scendo a compromessi: per me è tutto bianco o nero, il grigio non esiste. Metto passione in tutto quello che faccio e vado avanti per la mia strada. È qualcosa che tutti mi riconoscono, ma è anche il motivo per cui faccio fatica a rientrare in certi schemi: il mio modo di essere, per molti, è sindacabile».
Questa tua attitudine si riflette anche nel tuo rapporto con le bocce. Come ti sei avvicinata a questo sport?
«Sono partita davvero da zero. Ho conosciuto mio marito, che giocava a bocce, e mi sono avvicinata a questo mondo trovandomi però davanti a un ambiente che definirei impreparato, soprattutto sul femminile. Il movimento esisteva già grazie all’impegno di chi aveva iniziato a costruirlo prima di me, ma ho sentito forte l’esigenza di dare il mio contributo concreto per ampliarne gli spazi e le opportunità. Insieme a collaboratori di ampie vedute è nato il Movimento Femminile, che poi ha fatto da motore in tutte le province della mia regione (Calabria, ndr)».
Da lì il tuo percorso si è ampliato rapidamente, unendo campo e responsabilità. È stato un passaggio naturale?
«Sì, perché ovunque mi metta mi butto a capofitto. Sono stata consigliera regionale, ho fatto parte del Tribunale Federale – anche grazie alla mia professione di avvocata civilista – e poi il percorso mi ha portata fin qui, nel ruolo di Consigliera Federale. Per me è stato naturale restituire allo sport ciò che mi stava dando».
La tua professione forense quanto ha influito sul modo di vivere lo sport?
«Molto. Chi è come me guarda sempre all’assetto generale, a tutto ciò che circonda una disciplina. Il diritto mi ha insegnato a essere rigorosa, a lavorare per creare giustizia e parità. Le mie giornate sono spesso incredibili, arrivo la sera stremata e la vita privata ne risente, ma ho accanto un marito che mi sostiene: siamo una coppia serena, che cerca sempre di superare le difficoltà insieme».
In questo percorso c’è anche uno sguardo rivolto al futuro, che passa da tua figlia.
«Sì, ho fatto conoscere il mondo delle bocce anche a mia figlia Angela. È già un’atleta completa e a tutto tondo, ma vorrei lasciarle un mondo diverso da quello che ho trovato io. Se il mio piccolo apporto potrà avere conseguenze positive, allora ne sarà valsa la pena».
Hai lavorato molto per la crescita del femminile. C’è un episodio che per te è particolarmente significativo?
«Durante l’evento di Alto Livello Femminile che ho organizzato in Calabria, un’atleta mi ha detto: “Sono felice perché oggi mi sento come se stessi partecipando a una gara maschile”. È una frase che fa riflettere: il fatto stesso di dover fare questo confronto è assurdo. È triste, ma non mi scoraggia. Anzi, mi dà ancora più forza: voglio arrivare a una vera equiparazione e per farlo bisogna lavorare».
Nel tuo percorso ti trovi a vincere e a decidere nello stesso ambiente. Come vivi questa responsabilità, soprattutto essendo DONNA?
«Con entusiasmo. Credo molto nella squadra e nel cambiamento, che è necessario. Sento che anche chi è arrivato da poco ha il compito di portare energia nuova. È fondamentale tenere conto delle differenze territoriali, ascoltare i bisogni, dare spazio e voce a realtà diverse. Per questo mi muovo molto: vado nei bocciodromi, vivo i territori, ascolto direttamente anche le criticità. Stare nei campi apre davvero un mondo».
Una domanda forse meno scontata di quanto sembri nel tuo caso: ti senti più te stessa quando sei in campo a giocare o quando prendi decisioni?
«Quando prendo decisioni. In quel momento sento il peso della responsabilità e la possibilità di contribuire a cambiamenti positivi. È lì che sento di essere davvero me stessa».
Guardando avanti, non come ruolo ma come persona: che segno ti piacerebbe lasciare nel mondo delle bocce?
«Ti rispondo con un motto che sento mio: “Purché se ne parli”. In positivo o in negativo, sarà chi valuterà a dirlo. Ma lasciare un segno è fondamentale».
Ultima domanda, istintiva: se dovessi raccontarti oggi con un’immagine?
«Un vulcano in eruzione. O un uragano in azione.
Ma sono anche una donna semplice, te lo assicuro (ride, ndr)».