“Identikit”: la rubrica che racconta i dirigenti della FIB. Ecco l'intervista di Francesco Del Vecchio:
NOME: FRANCESCO
COGNOME: DEL VECCHIO
DATA E LUOGO DI NASCINA: 10/08/1953, NOLA
PROFESSIONE: EX DIRIGENTE REGIONE CAMPANIA
DELEGA: VICEPRESIDENTE
Lei, da giovanissimo, ha subito ricoperto un ruolo di responsabilità, diventando Presidente di una società a soli diciott’anni. È così?
«Esattamente. Nel 1971, quando mio padre lasciò la presidenza della società Michelangelo, fui il prescelto per sostituirlo, avevo appena diciott’anni. Nonostante la giovane età, non fu un peso difficile da sostenere: avevamo un grande gruppo, oltre 120 tesserati, tanti giovani e atleti di valore. Inoltre, potevo contare sull’esperienza di mio padre e sulla collaborazione degli atleti».
Ha capito presto che il suo contributo alle bocce non sarebbe stato da atleta. A distanza di anni, lo interpreta come limite o risorsa?
«Io non ero particolarmente dotato dal punto di vista tecnico, ma mi appassionavo alle bocciate degli altri. Proprio per questo ho capito che potevo essere utile in un altro modo: portando idee nuove, innovative e più giovanili. Non sfoggiando un grande talento in campo, mi sono reso conto che dedicarmi alla gestione e all’organizzazione mi riusciva meglio».
Anche l’arbitraggio rientra nella sua storia sportiva. Cosa l’ha incuriosita?
«Dopo l’esperienza da Presidente sono entrato nel mondo arbitrale: prima provinciale nel 1973, poi regionale nel 1975 e infine nazionale tre anni dopo. L’arbitraggio mi ha sempre appassionato e ancora oggi rappresenta una parte fondamentale del mio impegno. Attualmente sono il responsabile politico del raccordo tra il Consiglio Federale e l’AIAB.»
Lei ha sempre affiancato alle bocce una carriera professionale molto impegnativa. Come è riuscito a tenere insieme questi due mondi?
«Sono laureato in Scienze Agrarie e specializzato in Fitopatologia vegetale. Nel 1993 ho vinto il concorso come Dirigente della Regione Campania, lavorando nell’Assessorato Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca. Il lavoro mi occupava l’intera giornata, ma per le bocce il tempo l’ho sempre trovato: uscivo dall’ufficio e mi recavo al Comitato Provinciale della FIB. Per me era uno svago, ma anche una passione vera».
Agricoltura, sport, istituzioni: cosa accomuna questi mondi nel suo modo di vivere le cose?
«Vengo da una famiglia di agricoltori, avevamo una piccola azienda di quattro ettari. Anche se non ho potuto portarla avanti, quel mondo mi ha insegnato che le cose vanno fatte con passione e dedizione. È un principio che ho applicato sia nel lavoro che nello sport: senza passione, nulla riesce davvero bene».
Sappiamo che l’azzurro è il colore che ha particolarmente a cuore. Perché è così simbolico per lei?
«Alle bocce associo questo colore perché è lo stesso del Napoli, della Nazionale ed è anche il mio colore preferito. Il Napoli, per me, è passione pura: ero abbonato, andavo sempre allo stadio e ho vissuto gli anni di Maradona, che sono stati splendidi e probabilmente irripetibili. C’era un clima unico, un vero rito collettivo che coinvolgeva tutta la città».
Che tipo di persona è Francesco Del Vecchio, al di là dei ruoli?
«Sono una persona semplice, che ama dedicarsi con impegno a ciò che fa. Mi riconosco in valori molto chiari: onestà, rispetto, amicizia, solidarietà e famiglia. Mi piace il contatto umano e cerco sempre di portare avanti questi principi nella vita di tutti i giorni».
Oggi la sua quotidianità è arricchita da un nuovo ruolo: quello di nonno.
«Ho due nipotine, Ilenia e Gaia, e fare il nonno è uno dei regali più grandi che la vita mi abbia fatto. Da quando sono in pensione riesco a dedicarmi a loro: le vado a prendere a scuola, giochiamo insieme e le seguo nelle attività. Un sorriso delle mie nipotine vale più di qualsiasi cosa».
Una di loro si sta avvicinando alle bocce. Che effetto le fa?
«Sono contento, ma senza forzature. Questo sport, come tutti, richiede impegno e sacrificio. Vedremo se riuscirà davvero ad appassionarsi: l’importante è che faccia le sue scelte con serenità».