“Identikit”: la rubrica che racconta i dirigenti della FIB. Ecco l'intervista di Orietta Calonego:
NOME: ORIETTA
COGNOME: CALONEGO
DATA E LUOGO DI NASCITA: 09/07/1969, CONEGLIANO
PROFESSIONE: EDUCATRICE
DELEGA: CONSIGLIERA FEDERALE
Il suo impegno nelle bocce nasce da un intreccio molto forte, fatto di sport ed educazione. Come si incontrano queste due sfere?
«Si incontrano ogni giorno. Io faccio parte del direttivo dell’ASD Bocciofila Saranese, dove curiamo il settore giovanile, la Serie A2 maschile e il settore paralimpico, che rappresenta il mio vero cavallo di battaglia. Lavorando come educatrice in un centro diurno, ho a che fare quotidianamente con individui che presentano diverse disabilità – sia mentali che fisiche – dall’autismo ai ragazzi in carrozzina. Per me è stato naturale pensare alle bocce come uno strumento educativo, oltre che sportivo».
Il progetto “Abili Bocce” è diventato un punto di riferimento. Come è nato e che riscontro ha avuto nel tempo?
«È nato quasi per intuizione: anni fa ho proposto nel mio centro questo progetto, partendo da 4 o 5 ragazzi. “Abili Bocce” è un progetto di inclusione sociale che utilizza le bocce come strumento educativo e relazionale, coinvolgendo atleti con disabilità seguiti da volontari e operatori sul territorio. Dal 2017 abbiamo dato il via a dei percorsi di circa dieci settimane che hanno portato nuovi tesserati. Per alcuni ragazzi l’attività è entrata addirittura nei PEI (piani educativi individuali): la disciplina si è rivelata molto efficace per lo sviluppo dell’attenzione, della coordinazione oculo-manuale e delle competenze sociali come la convivialità e l’aggregazione».
Che valore ha, per questi ragazzi, uscire dal centro ed entrare in un bocciodromo?
«È fondamentale. Significa uscire da un contesto protetto e confrontarsi con una società sportiva vera, ricca di stimoli, di persone e di relazioni. Le bocce diventano così un ponte: permettono ai ragazzi di incontrare altre realtà, altre esperienze e sentirsi parte di un gruppo più ampio».
Spesso si parla di inclusione come obiettivo. Lei la vive come pratica quotidiana.
«Essere al servizio degli altri fa parte del mio lavoro e del mio modo di essere. Questi ragazzi non hanno nulla da invidiare ai normodotati: hanno tantissimo da insegnare e da trasmettere. È anche per questo che amo lavorare nell’ambito educativo: ogni giorno ricevo molto più di quello che do».
Da Consigliere Federale e Consigliere Comunale, lei prova a portare le “mission” sul campo.
«Sì, da quattro anni sono anche Consigliere Comunale a Santa Lucia di Piave e mi occupo di progetti sportivi per giovani, scuole e anziani. Progetti come “Bocciando si Impara” o “Invecchiamento Attivo” ho avuto l’opportunità di sperimentarli concretamente e sono molto grata per questo. Mi piace verificare sul campo ciò che funziona davvero, così da avere un riscontro pratico delle idee».
Sport e sociale insieme sono una grande ricchezza, ma anche un impegno. Come la vive?
«È un connubio bellissimo ma emotivamente molto dispendioso. Se avessi a disposizione una giornata da 48 ore sarebbe perfetto (ride, ndr). Cerco di fare del mio meglio, senza strafare, dando qualità a quello che faccio nei limiti del possibile».
Con così tanti impegni, quanto è difficile trovare un equilibrio con la vita familiare?
«A volte mi sento quasi in colpa, perché temo che questo mio essere sempre così impegnata vada a discapito della famiglia. I miei figli sono grandi e studiano fuori, quindi cerchiamo di ritagliarci momenti insieme, soprattutto la sera o nel fine settimana. Quando mi vedono a casa si stupiscono e mi chiedono se sia successo qualcosa. Cerchiamo però di vivere tempo di qualità, più che di quantità».
Da bambina sognava di diventare maestra. In fondo, lo è diventata.
«Sì, da piccola ero innamorata della mia maestra e quel sogno è sempre rimasto dentro di me. Imparare, insegnare e trasmettere sono tre verbi che mi rappresentano. A modo mio sono riuscita a incarnarli nel mio lavoro; quindi posso dirmi soddisfatta di ciò che ho costruito finora».
Quando sente il bisogno di ricaricare le energie, dove va Orietta?
«In montagna. Amo le passeggiate e il trekking: appena posso scappo, è il mio modo per ricaricarmi.»
Settimana bianca o Maldive?
«Forse più la settimana bianca… ma a dire il vero non disdegnerei nemmeno entrambe».