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Terremoto 80

 

Sono passati 40 anni, ma il ricordo della paura no. Le macerie, il freddo, lo smarrimento di quella domenica 23 novembre del 1980 furono per gli abitanti della Basilicata e della Campania un fatto epocale, che si radicò per sempre nella mente di coloro che lo hanno vissuto. Ognuno ha infatti un episodio ben preciso da raccontare: dove si trovava a quell’ora – quelle fatidiche 19.34 – cosa fece subito dopo, dove andò, a chi prestò aiuto o da chi ne ricevette. Rivoli di ricordi e di racconti, alcuni dei quali si trovano anche nella comunità bocciofila di Potenza.

La città in quei giorni risultava spettrale e confusa: il centro storico crollato, periferie prese d’assalto, campi di calcio diventati tendopoli; piccole case di campagna si trovarono ad ospitare un numero spropositato di parenti e amici. Chi aveva anche solo qualche lesione in casa, per paura di nuove scosse e crolli, cercò rifugio ovunque possibile.

E uno di quei ricoveri improvvisati fu il campo di bocce di rione Lucania, un rione popolare sorto intorno agli anni ’60, comunemente chiamato dai potentini “Chianchetta”. Qui sotto il piano stradale era sorto un piccolo centro sportivo con un campo di calcetto e un bocciodromo coperto, anzi semi-interrato potremmo dire.

La bocciofila, oggi non più esistente, si chiamava “Parco Tre Fontane” e vantava dalla seconda metà degli anni ‘70 un nutrito numero di validi atleti e una buona presenza giovanile composta da ragazzi del rione. La struttura “bunker” offrì la sicurezza di un riparo a molte famiglie del vicinato, che conoscevano bene i “confort” di quella struttura: un buon riscaldamento e i servizi. E così sui due campi furono allestite delle brande separate da tende. Beffa del destino, però, volle che il tanto rinomato riscaldamento non era funzionante in quel periodo, ma almeno il tetto poteva dirsi sicuro, e quella gente potè dormire un po' più serenamente in quelle freddi notti invernali, fino quando gli alloggi di provenienza non furono messi in sicurezza.

Per i bocciofili di “Parco Tre Fontane” purtroppo il terremoto non fu solo un’esperienza di solidarietà, ma anche di lutto. Quella tragica sera, un giovane atleta della bocciofila, Giuseppe Brienza, si trovava nel cinema Ariston, nel centro storico di Potenza, insieme con la sua fidanzata Teresa Carlucci, con la quale era prossimo al matrimonio. In quegli interminabili 90 secondi del sisma, scappando verso piazza Prefettura, le loro giovani vite rimasero entrambe tragicamente schiacciate dalla caduta dei cornicioni del Palazzo della Provincia.

Brienza aveva 27 anni e pochi mesi prima, a settembre, aveva partecipato ai Campionati Italiani di Cagliari insieme al suo inseparabile compagno di gioco Alberto Calice, come coppia di categoria B per il Comitato Provinciale di Potenza.  Bocciofilo di esperienza, esordì giovanissimo nella società “Parco del Pino” del rione Francioso (chiusasi quasi contemporaneamente alla nascita di “Parco Tre Fontane”). Di lui sarà sempre conservato un nostalgico e affettuoso ricordo, non senza la giusta rabbia, per chiunque lo abbia conosciuto, di averlo perduto così promettente e giovane.

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