Sole. Temperatura: 21 gradi. L’aria reca un briciolo di frizzante effervescenza, mentre l’oceano osserva, con relativa calma, le gesta di uno sparuto gruppo di olandesi che si affrontano giocando a pétanque. Ci troviamo sulla spiaggia di Pal-Mar, una piccola località situata nella parte sud di Tenerife.
IL CAMPO DI PAL-MAR - Di solito, ogni mattina, belgi, francesi e tedeschi occupano insieme i diversi campi attrezzati per le piccole bocce: alcuni di loro indossano con orgoglio una maglietta azzurra su cui campeggia la scritta: “Club Pétanque Pal-Mar”. Ogni tanto, organizzano una sorta di torneo, alla buona.
UN GIOCO ANTICO CHE UNISCE - Regole non ce ne sono, se non il fatto di usare con rigore il cerchio, l’unica limitazione per questo gioco antico che riesce a unire varie etnie. Sorrisi, pacche sulle spalle, accosti quasi mai precisi: per lo più, le bocce prendono strade che le conducono lontano dal pallino. Bocciate di volo non se ne vedono. Qualcuno, di tanto in tanto, si azzarda a tirare forte, con l’attrezzo che picchia sul terreno sabbioso e intraprende così traiettorie insidiose e imperscrutabili, quasi fossero “raffate” tirate un po’ a casaccio.
PERSONAGGI SOTTO IL SOLE - Osserviamo da lontano una giovane signora bionda che ci sembra la più abile in questo gioco: sa interpretare al meglio le pendenze della corsia e poi, quando la sua boccia si avvicina al pallino, esplode in una risata coinvolgente.
Di fianco a lei, un giovanotto sulla trentina sembra invece alle prime armi; ma non si scoraggia. C’è caldo, qui si sta bene e, in questo stesso momento, con ogni probabilità, nella sua città d’origine fa molto freddo. Quindi non esiste ragione per lui di lamentarsi anche se le bocce non obbediscono all’idea di avvicinarsi al pallino…
APERITIVO, PARTITA RINVIATA - E intanto, arrivano altri amici. È quasi l’ora dell’aperitivo.
La partita è ferma sul 9 a 3. Pazienza. Al 13 ci si arriverà domani, forse.
Il giovanotto si accorge che stiamo scattando qualche fotografia e ci chiede, prima in spagnolo e poi in inglese, se vogliamo unirci a loro per l’aperitivo. Rispondiamo che siamo italiani: lo ringraziamo, ma decliniamo l’invito. Siamo attesi a pranzo a Los Cristianos.
QUEL NOME ARRIVA DA LONTANO - Il giovanotto, allora, ci sorprende: “Ah, italiani… Diego Rizzi! Bravò!”
Sorridiamo e, inorgogliti, ce ne andiamo a testa alta. Siamo o non siamo campioni del mondo?
Grazie, Diego Rizzi…