Alessio Cocciolo, atleta classe 1985, portacolori della G.S. Petanque Ventimiglia, è il settimo ospite della rubrica di approfondimento “Bocce More”. Cocciolo ha un palmarès particolarmente ricco: all’attivo, oltre a ventidue titoli italiani, due ori e un argento ai Giochi del Mediterraneo; un oro, due argenti e un bronzo agli Europei, un argento e due bronzi ai Mondiali, due vittorie al Trophée L’Èquipe a coppie e terne nel 2019.

Alla terza stagione in forza alla G.S. Petanque Ventimiglia, nel 2019 e 2020 ha giocato con la Bovesana, prima ancora con San Giacomo e A.B. Genovese.

Cocciolo, lo scorso 18 dicembre, al Teatro della Fortuna di Fano, è stato insignito dalla Federazione Italiana Bocce dell’MB FIB Award, in qualità di atleta senior 2021.

Come hai iniziato a giocare a bocce e a quanti anni? “Praticamente ho sempre giocato a bocce. Quando ho iniziato avevo appena quattro anni e avevo un circolo bocciofilo davanti casa. Sono entrato sui campi e non sono più uscito. Direi una passione innata e uno sport che mi ha consentito di togliermi delle gran belle soddisfazioni”.

La vittoria più bella? “Senza ombra di dubbio il titolo di campione europeo a terna, conquistato in Bulgaria, e ottenuto con la partita di finale chiusa grazie a due miei carreaux”.

“Per avere ciò che gli altri non hanno, bisogna fare ciò che gli altri non fanno”. Cosa pensi di fare rispetto agli altri per ottenere i risultati raggiunti? “Spesso per un atleta, la cosa più difficile da fare è gestire le proprie emozioni: io cerco di rimanere centrato e di gestire le emozioni al meglio. Riuscire a modulare le emozioni e mantenere la calma di fronte a situazioni stressanti, in generale, aiuta a vivere meglio e fa la differenza”.

Fuori dai campi di bocce, Cocciolo quali altri hobby coltiva? “Lavoro, mi alleno e gareggio. Il resto del tempo preferisco trascorrerlo a casa con la mia famiglia e con mia figlia che ha sei anni”.

Qual è la tua più grande debolezza? E la tua forza? “La mia testa rappresenta la croce e delizia della mia carriera. Quando perdo sicurezza non riesco a entrare in partita; al contrario, quando sono concentrato, non temo nessuno e più l’avversario è forte più escono fuori le mie doti. È sempre la testa a guidare le nostre prestazioni”.

Se avessi la possibilità di abbracciare qualcuno che non c’è più, chi sceglieresti di rivedere e perché? “Vorrei riabbracciare mia madre e mio cognato, perché entrambi hanno sofferto e ci hanno lasciato troppo presto”.

In quale epoca storica ti piacerebbe vivere se potessi scegliere? “Decisamente gli anni ’90, un periodo bellissimo, che ricordo con grande piacere perché sono stati anni caratterizzati da libertà e spensieratezza”.


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