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Piove, esce il sole, quattro gocce, due tuoni. Davide e Francesco convincono la mamma che è meglio rinunciare al mare. “ Perchè non andiamo con pappi? ” propone Davide. La mamma, che non si esalta dinanzi allo spettacolo boccistico, storce il naso. Ma decide come sempre il più piccolo, e allora tutti a Sestri Ponente, a Villa Maria.

Ripiove. Ahi! “ Si va alle lunghe?”, chiedo all'amico Rondanina, il quale, venuto a conoscenza delle origini saluzzesi di mia moglie, gli sta brasando un elmetto sul trattamento fantastico ricevuto nella cittadina del fu-Marchesato. “Alle quattro e mezza cominciamo “ - sentenzia il fiero Rinaldo - “ se smette. Altrimenti (e allarga le braccia ) andiamo a Voltri“.

Davide, che ha 6 anni, e le bocce le vede rotolare d'estate in campagna da quel malato di suo padre, attratto da qualcosa di indefinito, inizia ad agitarsi. “ Quando cominciano? Dove giocano? Come si chiamano?“.

Esaudisco il suo desiderio di sapere, precisando che si tratta di una finale di campionato italiano fra due giocatori liguri, che Nicola Sturla veste la maglia della Cristoforo Colombo di Genova, è un sette volte campione del mondo e nove volte italiano, e che Andrea Campi, tesserato per Busalla, ha conquistato quattro volte il titolo italiano da allievo.

Ci sediamo uno accanto all'altro in attesa del via. Mentre mia moglie rompe la noia grazie a Rondanina (indovinate di cosa parlano …), Sturla borbotta qualcosa sulla pioggia, Campi è visibilmente teso, l'arbitro Remo Lorenzetti, con berretta alla provenzale, assume un atteggiamento da duro.

Davide è impaziente: “ Cominciano !?“. “Adesso“ rispondo “prima fanno un po' di tiri di riscaldamento“.

E finalmente si parte. Francesco, 13 anni e mezzo (a bocce ha giocato un anno con l'Unione di Staglieno), invita suo fratello al silenzio.

Davide, sottovoce, mi chiede come si chiama quello con i baffi. “Campi“ gli rispondo. E mi pare di intuire in lui un inizio di simpatia. Alla prima bocciata di Campi, applaude, poi sbotta: “ Pappi con chi tieni? “. “Con tutti e due“ rispondo “devo essere imparziale“. “Io tengo per Campi“ afferma deciso, e da quel momento vive le vicende della partita in funzione del gioco del suo beniamino, anche attraverso i punteggi parziali che legge sui cartelli a fondo campo. Sul 5 a 1 per Campi, si volta verso suo fratello con gli occhi che brillano: “ Franci, cinque a uno ! “, e Francesco crudele: “ Ma guarda che vince Sturla. E' campione del mondo “.

Il silenzio è rotto da qualche applauso. Pochi veramente, fra cui quelli di Davide, all'indirizzo delle bocciate del suo favorito. Alla decima giocata il sorpasso di Sturla. Davide se ne accorge quando “il baffo” va a girare il cartello dell'avversario col numero 6. Ma non si scoraggia e mostra persino di saperne già di più di una signora che alla mia sinistra segue il match grazie a un interprete. La quattordicesima giocata Campi torna in vantaggio e molta parte del pubblico getta la maschera. Ma allora non c'è solo Davide che tifa Campi.

“Perché non boccia?“. L'espressione ad alta voce di Davide viene accompagnata dal tono serioso di un anziano spettatore: “Hai ragione! Lì deve bocciare!“.

Ci avviamo verso le due ore di gioco e la tensione, unita alla stanchezza, che ha semidistrutto Campi, ci prende un po' tutti. Davide non si è più mosso. Ora intorno a lui ha diversi informatori che lo relazionano con evidente trasporto per il baffuto beniamino.

“E' finita“ dice Ragni che se ne intende. Ma Campi colpisce il pallino alla seconda, e quando appresso colpisce quattro volte con due carreau, Davide si alza in piedi e sfida con gli occhi suo fratello e sua madre, i traditori, che continuano a dire: “ Intanto vince Sturla “.

E infatti finirà così. Davide silenzioso scende con me sul campo. Quando mi complimento con Sturla, lui non si avvicina, poi tornandomi accanto sbotta: “ Quel brutto cattivo…“.

Arriva Rondanina con i trofei. Parlano i presidenti Postai e Avanzino. E Davide dov'è? E' in prima fila, le braccia incrociate dietro la schiena, ad assistere all'ultimo atto di una giornata inconsueta. Quando lo chiamo per andar via, si premura di dirmi: “Hanno dato la medaglia anche a Campi!“.

 

Nella foto Nicola Sturla (1986)

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