Terra di leggende, il regno delle bocce – Tiro di precisione
Era bravo, non solo sapeva giocare alle bocce, ma era quasi un campione, tanto da disputare da qualche anno il circuito più prestigioso: il campionato a squadre di Serie A, dove era utilizzato nella terna a causa della sua ecletticità, visto che sapeva accostare decentemente e colpire sia di raffa sia di volo.La sua squadra non eccelleva in assoluto, in genere si posizionava a metà classifica, con risultati altalenanti, più positivi in casa, un po’ meno in trasferta, tuttavia le prestazioni erano abbastanza soddisfacenti: bisognavo lottare, porre attenzione ai minimi dettagli per evitare di precipitare nelle gore degli aspiranti alla retrocessione.
Ruggero, così si chiamava, spesso non sapeva se andare orgoglioso del suo nome, ricordando Ugo Foscolo e il suo celebre sonetto che si concludeva con i versi “e mentre io guardo la tua pace, dorme/quello spirto guerrier ch’entro mi rugge” oppure seccarsi per l’accostamento con il cognome Malnati, per cui qualche bello spirito, abbastanza a conoscenza delle poesie foscoliane, intonava “Il Malnati che rugge, che brutta storia!”
Rimane il fatto che lui si appassionava alla manifestazione, disputava sistematicamente le due terne, talvolta era coinvolto anche in coppia, le trasferte erano anche nel sud d’Italia, quindi anche affascinanti per la diversità dei luoghi e dei paesaggi, si sentiva partecipe e si divertiva.
S’inizia con le prove di cinque minuti, che procedono a sbalzi, qualcuna sì, qualche altra no, quasi nella norma, almeno a confronto con l’esibizione dell’avversario.Poi si parte con i tiri sulla distanza più ridotta e Ruggero colpisce, fa punteggio pieno, nove su nove, e passa in vantaggio. A quel punto qualcosa s’incunea nella sua mente, si lascia assalire dal timore di sbagliare e di pregiudicare il discreto risultato sinora conseguito, oppure di non riuscire a mantenere la medesima precisione al crescere delle difficoltà?Non è dato sapere, il Malnati – veramente tale da lì in poi – non ne indovina più una e viene naturalmente surclassato dal competitore maggiormente preciso.
La partita finisce con la sconfitta del Ruggero che, mesto e consapevole della pessima figura offerta, medita sulle sue responsabilità: l’aveva detto, ripetuto, che il tiro di precisione per lui era un’orrenda alterazione dello schema collaudato di confronto delle competizioni a squadre. Sta pensando di smettere di giocare, di limitarsi alle gare locali, chiudere con la sua Società. Lo farà veramente? Forse sarà necessario attendere il prossimo turno e vedere come sarà assorbito il tiro di precisione!
Roberto Bramani Araldi
Fonte dell'articolo:
- VareseNews
- Luino Notizie/L'Eco del Varesotto