Luigi Pellegrini, 60 anni portati bene, gioca da oltre 50 e da 8 è Consigliere Federale Regionale. “Seguivo mio padre, a 10 anni iniziai a giocare e nel ’74 feci la prima tessera a Ponte Buggianese, mio paese natale” inizia. Da lì non ha mai smesso, ha vestito diverse maglie della sua Valdinievole (Ponte Buggianese, Montecatini, Pieve a Nievole, poi ancora Montecatini) e anche della Migliarina di Viareggio, togliendosi tante soddisfazioni, tra cui i terzi posti ai Campionati Nazionali di società di cat. A nel 2003 e ai Nazionali a coppia nel 2001. “La soddisfazione più grande è stata però come tecnico della Rappresentativa Toscana Juniores nel 2013, quando siamo arrivati secondi al prestigioso Memorial Ascani al Centro Tecnico Federale con la squadra composta da Niko Bassi, Giacomo Cecchi, Matteo Franci e Jean Paul Pacini”.

 

Con chi ha cominciato prestissimo e li segue con passione, cominciamo a parlare proprio di giovani.

 

“I giovani sono una risorsa per tutti gli sport, specialmente per uno percepito a torto come ‘anziano’ come il nostro. In Toscana negli ultimi anni tra gli Juniores sono emersi diversi buoni giocatori e anche ora ce ne sono. Mancano però i numeri, è nostro compito portarne di nuovi e non disperderli. Quest’anno avevamo organizzato diversi progetti scolastici su tutto il territorio regionale, purtroppo l’emergenza Covid ha un po’ interrotto un trend positivo, ma lo riprenderemo. Coi ragazzi ci vuole pazienza, le società ci devono investire, alcune lo stanno facendo, fa piacere vedere facce giovani nuove in bocciodromo. Ragazzi felici, che si divertono e che magari ottengono anche risultati, danno grandi soddisfazioni”.

 

In questi 50 anni il Pellegrini giocatore ha visto cambiare il mondo delle bocce. Come fotografa la situazione attuale?

 

“Sotto il profilo agonistico in Toscana c’è stata una grande adesione ai Campionati di società, con numeri importanti, mentre l’interesse per le gare della domenica pare un po’ in calo. Probabilmente il futuro sarà proprio nei Campionati, anche se in questo momento storico, quello della ripartenza dopo il lockdown, c’è bisogno di gare”.

 

Come si sta ripartendo dopo questo periodo così buio per lo sport e per il paese?

 

“Da oltre un mese c’è la possibilità di riaprire gli impianti, sempre seguendo le normative vigenti, e ora si possono anche organizzare gare secondo le indicazioni della Federbocce, che ha ben gestito questo momento così complesso. In tutta Italia ci si sta muovendo, presto ci saranno manifestazioni di ogni livello, molte anche nelle zone più colpite dal Covid 19; saranno eventi partecipati e sentiti. In Toscana quasi tutte le società hanno riaperto, ma ancora non ci sono gare in programma. Invito tutte a organizzarne al più presto delle manifestazioni, anche con numeri ridotti rispetto al solito e premi simbolici. In questo momento è importante riprendere a giocare, tornare alla pratica agonistica, far vedere che ci siamo”.

 

Il gioco delle bocce porta con sé dei grandi valori.

 

“L’attenzione che si sta dedicando alla parte paralimpica, dando alle persone con disabilità l’opportunità di giocare e di essere e sentirsi atleti, dimostra quanto la disciplina sia inclusiva e accessibile. In questo senso i progetti che si portano avanti in Toscana stanno dando grandi risultati. Le bocce nascono come sport popolare e di aggregazione, per questo dobbiamo continuare a rivolgere attenzione a quel corpo sociale che da sempre forma le bocciofile e la Federazione, a tutte quelle persone, magari non più giovanissime, che trovano nella frequentazione dell’impianto e nel gioco sulle corsie un punto di riferimento importante per la propria quotidianità. Questo significa essere realmente uniti ed essere uno sport di tutti e per tutti”.

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